|
RT |
: : : : : |
TXT_4 |
| pubblicato in: Camesi Catalogo IV biennale SPSAS d'arte all'aperto, Cureglia, 1997 |
|
Il film Camesi : Il teatro dei segni non vuole interpretare lopera dellartista secondo la logica del discorso critico che caratterizza solitamente il genere del cosiddetto documentario darte, ma piuttosto vuole proporsi come luogo di trasposizione narrativa dellopera e del lavoro dellartista: quasi un museo immaginario, un altro luogo di esposizione o un altro atelier. Questione di mediazione. Ogni sequenza coincide con unopera plastica, pittorica, poetica, con unazione (una performance dell'artista) o con un ciclo di opere. Ogni sequenza pertanto è distinta e identificabile in quanto tale tra le dissolvenze a nero, secondo una temporalità cinematografica dal ritmo variabile: per evitare la contaminazione diretta tra unopera e laltra, per meglio specificarle e nel contempo meglio renderne tangibili le intrinseche relazioni. Questione di rigore. Filmare lopera e non la biografia dellartista - muovendo dallassunto che il vero è il fatto e che pertanto non cè dualità che presupponga da un lato luomo Camesi e dallaltro la sua opera. Questione di scrittura. La presenza dellartista non attesta nessuna verità biografica che starebbe fuori dallopera o che sarebbe esterna al suo operare, al suo fare. Nel film lartista non recita nessun ruolo, non dà corpo a un personaggio ma semplicemente funge da operatore poetico dei segni. La sua presenza vale pertanto quella di una figura impersonale: un corpo tra i corpi, un segno nel teatro dei segni - ora in azione in uno spazio misura del tempo, ora semplicemente in posa e in attesa di somiglianza in una sequenza di autoritratti, ora scrittura dombra che indica la polarità della materia. Questione di rappresentazione. Sottrarsi il più possibile alla fiction che si impone come incontornabile e optare per una regia come arte della tuché - come arte del felice incontro col reale. Questione di strategia. Abolire la distanza tra il soggetto e loggetto - tra se stessi e il soggetto da filmare - è entrare nella danza delle cose. E lasciare che le cose accadano - nel movimento stesso della vita - lasciare che vengano registrate e filmate - che si scrivano al momento giusto (né troppo presto né troppo tardi) senza forzature né prevaricazioni di sorta, nellinterpretazione condivisa tra soggetti: vale a dire nellinterazione tra lartista o la sua opera e la regia dello sguardo, sul filo della grazia. Questione di leggerezza. Alla fine del film ciò che sussiste oltre la tensione tra il visibile e linvisibile - il progressivo scomparire dellartista dalla tela in primo piano - è la traccia come pura differenza, la memoria del corpo, limpronta del piede dellartista nel suo cammino oltre lorizzonte. Questione di astrazione. Adriano Kestenholz |
|
| TXT 1 TXT 2 TXT 3 TXT 5 TXT 6 TXT 7 |
| |
| .................................................................................. |
| aleph film arte |
|
adriano kestenholz | aleph film com | awards | in lavorazione | :: news | |